I primi decenni del Novecento furono anni in cui i sanatori si moltiplicarono in risposta al male del secolo, la tubercolosi. Mancando valide terapie si permetteva ai degenti di soggiornare in luoghi in cui le condizioni ambientali potessero giovare allo stato di salute. Luoghi in cui la calma, la qualità dell'aria, la temperatura ed un determinato regime alimentare potevano frenare la moria di decine di migliaia di persone l'anno.
Un luogo autosufficiente, con numerosi luoghi ancora riconoscibili, sebbene l'abbandono di quasi mezzo secolo abbia inferto ferite profonde, a causa delle quali parte della struttura principale è in parte collassata. Vagando si incontrano una lavanderia, numerose strutture, inclusi laboratori, luoghi di ritrovo, di svago, sala da biliardo, posti telefonici, cinema, palestra, biblioteca, chiesa, pressochè vuoti con qualche presenza sufficiente a caratterizzarne l'uso e la vita di un tempo.
Un reparto separato, costruito in un palazzo purtroppo svuotato della propria memoria pur conservando parte della cucina e rari resti ridotti a stracci, era il padiglione riservato ai bambini. Da esso si domina un panorama a cinque stelle, sull'orlo di un abisso verso il quale tutto il complesso sembra essere destinato.