Punta Calamita: l'area del Vallone

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Vista di altri cantieri dal Vallone Basso

A circa sei chilometri da Capoliveri, lungo una strada sterrata che corre lungo la costa sud di Punta Calamita, si trova l’ex palazzo amministrativo delle miniere locali e  l'officina. Quest'ultima  è stata recuperata con la funzione di punto di riferimento per attività e visite condotte ai vari cantieri, oltre ad aver avuto una destinazione museale. Al Palazzo fino agli anni Sessanta il direttore delle miniere di Calamita abitava con la famiglia.

Per una chiara rappresentazione si suddivide l'intero territorio nei due seguenti settori.

Parte alta:

  • Albaroccia: occupa la parte più alta, fino a 300m. s.l.m. Su gradoni si estraeva magnetite, e limonite.
  • Nuova Zona: estrazione di magnetite, attivo fino alla chiusura delle miniere. Presenza anche di ilvaite e hendenbergite.

  • Macei Alto: estrazione di magnetite ed ematite, hendenbergite.

  • Polveraio: sono presenti i due edifici della polveriera, esplosivi e artifizi da mina. Le polveriere nuove risalgono agli anni Sessanta. Si effettuava un deposito di esplosivo con frequenza mensile, per tutti i cantieri di Punta Calamita. Gli edifici utilizzati in precedenza sono ancora esistenti, situati più sotto, avvolti da vegetazione, e impiegati successivamente per fini agricoli, forse dagli stessi capi area.  

Parte bassa: qui si estraeva soprattutto magnetite, in quantità minore anche ematite. Si possono trovare anche malachite, azzurrite, calcanite, dioptasio, rame nativo e cuprite, e pure eritrite (arseniato di cobalto). Ciò per dire che anche quest'area è abbastanza ricca dal punto di vista mineralogico. Qui si iniziarono i lavori nel 1930 fino alla chiusura delle miniere elbane nel 1981. Al livello inferiore, al Vallone, era previsto che si dovesse procedere con scavi fino a -15 s.l.m., poi creando un collegamento con il mare, quindi riempiendolo di acqua, per costruire un piccolo porto protetto. Ciò non fu realizzato.

  • Vallone alto: da 110 a 160 m, comprende gli ex cantieri delle Piane e Francesche.

  • Medio: da 110 a 40 m.

  • Basso: da 40 a 5 m.

  • Inferiore: da 5 a -15m., esplorato solo con sondaggi.

  • Punta Rossa: localizzato tra la strada soprastante e la spiaggia di Punta Rossa, con scavi dal 1880 per quasi un secolo, fino all'esaurimento. Si estraeva soprattutto limonite. Dalla spiaggia gli sterili della miniera hanno disegnato una punta che si inserisce nel mare.

  • Macei Basso: localizzato a ovest di Punta Rossa, per coltivare magnetite. E' esaurito e attraversato dalla strada di collegamento degli altri cantieri.

Percorrendo la strada che porta dal palazzo amministrativo al Vallone Basso si incontrano alcune strutture  significative della passata attività mineraria.  Più in alto, ad est, c'è la bascula di pesatura dei camion, per valutare la quantità di grezzo dopo l'abbattimento, potendo così calcolare per differenza col peso finale la resa del trattamento.  Qui c'era anche il bacino di raccolta dell'acqua di mare. Era pompata dal basso, prelevata  ad alcune decine di metri dalla riva, ed il tubo saliva a fianco della laveria, dove era poi impiegata nelle operazioni di lavaggio. Questo impianto era detto “Del Cannello”. Vi lavorò dal 1948 al 1976 il padre dell'ex minatore che ha permesso una visita approfondita del sito. 


Pesatura e parte superiore del trattamento

Al Vallone Alto, in quel che era il cantiere Le Francesche, c'è anche l'edificio in rovina dell'officina e del reparto compressori. Più a ovest ci sono resti di edifici, probabilmente destinati alle riparazioni e sostituzioni con parti di ricambio per vagoni, binari, treni a vapore.

L'inizio del processo si situa in alto dove è posta la griglia, per selezionare la pezzatura del minerale. Si doveva procedere anche ad una eventuale rottura a picconate dei blocchi rimasti sul piano di deposito. Ci sono sistemi di aggancio per sicurezza. Al di sotto della griglia sono presenti i resti del frantoio, ed uno sfangatore con vite senza fine. 


Griglia e sfangatore

Scendendo lungo la strada verso il Vallone, prima di incontrare  la laveria si vede l'edificio della centrale con motori diesel. Fu costruita probabilmente  nel 1954\55, ma negli anni Sessanta già non era più funzionante, per un guasto che ha reso preferibile l'utilizzo di energia elettrica della rete.

 
Centrale con motori diesel

Al Vallone Basso gli impianti servivano per arricchire il minerale già trattato negli impianti di lavaggio, per produrre minerale adatto all'uso negli altiforni.

In alto a ovest c'è una piccola cabina elettrica.

All'angolo verso il pontile a destra, il piccolo edificio era destinato a sorveglianti, capiservizio. Nella parte più bassa verso il mare si osserva un punto di carico del materiale in tramoggia, che veniva elevato al piano principale per il mescolamento con il prodotto finito. Una torretta vicina alla miscelazione conteneva sistemi di comando dell'impianto.

Mappa satellitare con indicazione dei cantieri

 

Patrimonio esistente

In questi cantieri si trova una parte significativa del patrimonio minerario, come testimonianza della cessata attività lavorativa. Gli impianti presenti, molti in precarie condizioni, sono sufficienti per osservare alcune delle fasi di trattamento del minerale. 

Le aree di coltivazione sono in parte state riconquistate dalla macchia mediterranea, ma ampie porzioni sono tuttora scoperte e presentano segni di una mineralizzazione ricca del terreno, sebbene non quanto si trovi nella parte a nord, nel Parco Minerario di Rio Marina e Rio Albano.

Oltre al palazzo dell'amministrazione e officina  si considerano in particolare la centrale elettrica  a motori diesel e la laveria. In quest'ultima in particolare, data la vetustà degli impianti e strutture e la loro corrosione avanzata, è piuttosto pericoloso introdursi. Un paio di mezzi di movimentazione del terreno stazionano al Vallone Basso.

Nella parte alta del sito minerario gli unici edifici esistenti sono i resti di una cabina elettrica ad est, e le nuove e vecchie strutture  della polveriera, entrambe con la gabbia di faraday attorno e recinzioni divelte.

Da non trascurare l'inserimento di queste rovine minerarie nel contesto paesaggistico ricco di colori dell'isola d'Elba, il mare e le isole dell'Arcipelago Toscano.

Galleria fotografica esterni

 

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