Un titolo macabro forse, ma adatto a chi con la fantasia dipinge di racconto queste esplorazioni di luoghi inusuali. Mi capitò di recente di visitare questo castello, più correttamente un antico palazzo nobiliare.
Non ero stato particolarmente stimolato dalle foto precedentemente viste del luogo, ma il viaggio valse ogni secondo speso per raggiungerlo, anche per la fortunata coincidenza di luce: adoro le giornate coperte per visitare gli interni di questi luoghi.
Il castello si presenta abbastanza malconcio, altro segno dell'assurdità che circonda il concetto di tutela di dimore storiche nel nostro paese, da parte delle istituzioni pubbliche per le quali muovere un solo mattone costerebbe qualche chilo di atti burocratici e attese interminabili. Questo luogo quindi, come altri, malgrado la sua importanza crolla.
Prima che ciò accada, come in altre occasioni, spero, per rispetto della memoria di chi ha trascorso in questi luoghi un'intera esistenza, di averne salvato almeno l'immagine.
Esso si presenta in verità come un grosso cascinale, ma quanto rimane all'interno è un quadretto di vita di aristocrazia di campagna. E' come tornare indietro a volte di 70 anni. Vecchi libri, molti in francese, giacciono sugli scaffali della biblioteca, riviste degli anni Quaranta mostrano l'Italia alle prese con battaglie sui mari o di propaganda nazista, letti e armadi marci, una culla, una cucina ancora discretamente arredata, suppellettili, poltrone, un vecchio televisore, ma soprattutto la scuderia, con quelle tre nere carrozze, pezzi da museo, carne per tarli e muffe.