Sulle sponde di un noto fiume lombardo resiste all'avanzare dei lavori di distruzione una cartiera. Imponenza e degrado le fanno assumere un'immagine a volte apocalittica.
Questa grossa cartiera iniziò l'attività a metà dell'Ottocento, nel luogo in cui si svolgevano precedenti lavorazioni di carattere artigianale. Si trattava di mulini, presenti allora in molte altre zone della valle e dai quali spesso si costruì il futuro industriale della provincia.
L'intero impianto comprendeva strutture produttive, centrale termica, linea ferroviaria, in una grande area a livello del fiume. Questo comportò notevoli danni in caso di esondazioni, e l'ultima, nel 1976, fu una delle concause che portarono alla sua chiusura, oltre alle difficoltà del settore iniziate negli anni Settanta.
In una parte a sud esistono gli impianti di una seconda cartiera facente parte del medesimo gruppo, e che seguì la stessa sorte.
Nell'estate del 1977 la cartiera chiuse definivamente i battenti e la vegetazione iniziò la sua opera di riconquista.