Altra solitaria spedizione in territorio lussemburghese. Guidavo ammirando quanto rimane di un grande patrimonio industriale di miniere e fonderie e parcheggiavo quindi lungo una linea ferroviaria, poi bastarono pochi metri e poche scale per immergersi in quello specchio semioscuro di acqua e cemento.
Questi resti di un grande impianto per la fusione del ferro aprirono i battenti nel 1872, e col tempo il luogo incluse alcuni altoforni, a loro volta parte di un'immensa area siderurgica del Lussemburgo.
Fino alla metà del Novecento la produzione mantenne un buon ritmo, poi la lenta crisi fino alla chiusra e quindi un abbandono ormai ventennale.
Sebbene gli altoforni siano scomparsi, questa lunga costruzione lungo la ferrovia rappresenta un viaggio nel ventre dell'industria lussemburghese, quasi un secolo e mezzo di storia.
La caratteristica più significativa del luogo è rappresentata dalle ampie stanze del sottotetto, con ampie vasche profonde una decina di metri e la parte sotterranea, con enormi masse di strutture in cemento che pendono su uno specchio d'acqua profondo qualche metro, dai notevoli risvolti cromatici.