L'attività mineraria tra 800 e 900

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Xilografia (circa 1900)

Fino alla metà dell'Ottocento l'attività estrattiva avanzò sostanzialmente con metodi manuali di escavazione, se si esclude l'impiego delle mine, ma prevalente era il faticoso lavoro con piccone, ed impiegando asini per attività di trasporto con carretti o con ceste, per arrivare sino ai depositi di materiale  vicini al mare, caricato infine su piccole barche.  

 
Xilografia (circa 1900)

Con la chiusura della fase napoleonica  l'"Amministrazione Imperiale e Reale delle Miniere e Magona" assunse la gestione delle miniere. Dal 1828 sino al 1851 furono poi gestite direttamente dal Governo attraverso la " Regia Amministrazione delle Miniere e delle Fonderie del Ferro".

Successivamente  la gestione passò ad  una Amministrazione cointeressata delle “Reali miniere di Ferro dell’Isola d’Elba e delle fonderie di Follonica, Cecina e Valpiana” (1851-1881). Si aprono nuovi cantieri minerari a Calamita, Capoliveri e Terranera. E' in questo periodo che  tra i cavatori compaiono coatti e  forzati provenienti dalle colonie penali, soprattutto dal meridione, dopo l'approvazione della legge sul brigantaggio del 1863. Nel 1861 vi fu infatti una richiesta di manodopera a causa dell'aumento produttivo che impiegò queste persone per alcuni anni. Queste richieste continuarono a momenti alterni, fino alla loro reclusione nel carcere del Longone, nel 1888.

Nel 1844 il Granduca Leopoldo II di Toscana, che era interessato a valorizzare l’industria della miniera in Toscana, nominò un ingegnere tedesco, Teodoro Haupt (1807-1891)Regio Consultore per gli affari delle miniere. Nel 1851 gli viene conferito l'incarico d'istituire a Massa Marittima un Museo delle Miniere e nel 1857 di organizzare una Scuola Mineraria. Nel 1853  costruì una laveria di trattamento del minerale a Rio.

Si costruiscono in questi anni pontili in legno, sorretti da colonne di ghisa. Il traino animale si impiegava anche per i vagoncini che viaggiavano su binari. Nel cantiere di Valle Giove i cavalli trainavano vagoncini Decauville. Si introdussero inoltre pozzi di discesa, gallerie e discenderie.


Monte Calamita

Nel 1866 entrava in funzione la prima laveria dotata di sfangatori del tipo Patouillets; consentiva di ottenere una separazione del minerale dallo sterile, il cui impiego durò fino alla Seconda Guerra Mondiale. E' in quegli anni che Rio Marina diviene Comune autonomo, staccandosi da Rio d'Elba.

Fino al 1870 c'erano piccoli pontili a Rio Marina. Nel 1871 si costruì un pontile in ferro con binari ferroviari, seguirono anche a Vigneria, e Capopero per servire Rio Albano. Malgrado i vari progetti presentati negli anni non vi fu mai un finanziamento per costruire le ferrovie  proposte di collegamento dei vari cantieri con la costa.

Un'indagine del 1886 riportava che notevole parte del minerale era esportato in Francia, Inghilterra e Belgio, e USA. Una mappa di quegli anni mostra lo sviluppo dell'attività mineraria e siderurgica sul territorio.

 

Nel 1882 si registrarono scioperi contro un consorzio della Banca Generale che prese in affido la gestione delle  miniere. La concessione mineraria venne poi ceduta in affitto al Cav. Ugo Baldo Tonietti, fino al 1899, e quindi alla “Società Elba Anonima di Miniere e Altiforni”, fondata il 29 luglio 1899, a Genova. Da questo momento inizia una vera e propria fase industriale, da cui si avrà nella prima decade del Novecento l'introduzione di macchine a vapore e successivamente dell'elettrificazione. 

E' la società Elba che introdusse una vera meccanizzazione. A cavallo dei due secoli si impiegavano binari e piccoli trenini a vapore, prima si usavano cavalli e somari. Ai primi del Novecento il trasporto via mare di minerale si effettuava con mezzi della Società Elba. Erano attive linee con la Liguria, Piombino, Bagnoli. Privati portavano il minerale a Portoferraio. In quegli anni si portò a termine  la realizzazione di collegamenti ferroviari a scartamento ridotto, uno dalla zona  mineraria  di Valle Giove a Rio marina, l'altro dalla miniera di Calamita fino alla spiaggia dell'Innamorata. 

Nuove esigenze portarono alla costruzione di quattro pontili metallici in mare (Rio Albano, Portello, Cala dell'Innamorata, Punta delle Vedove), serviti da teleferiche. Realizzavano gli impianti i tedeschi della Bleichert & C. di Lipsia.


Pontili di carica a Cala Innamorata

A Portello, poco a nord di Rio Marina, si costruì nel 1908 un pontile  metallico lungo 200 metri, al quale  il minerale giungeva da  una teleferica, portata fino a 650 metri. In quegli anni sul Monte Giove i collegamenti ferroviari arrivavano a 15 chilometri in totale. Verso il 1910 il trasporto animale era sostituito da locomotori a vapore o automotori a benzina. Nei cantieri di Rio Albano la  lunghezza delle linee ferroviarie era di 9 chilometri, e funzionava un trasporto sia con metodi meccanizzati che mediante animali. La ferrovia di Calamita era  invece di 6 chilometri, e portava  il materiale fino a Cala Innamorata, dove era stato costruito un pontile di circa 200 metri. Nel 1912 arrivò l'energia elettrica, e quindi anche la perforazione meccanica, prima condotta con ausilio del vapore.


A Punta Calamita

Ad inizio secolo l'industria mineraria dava lavoro a 1300 persone, con 450.000 tonnellate\anno di minerale estratto. A Rio Marina la popolazione arrivò a 5.000 abitanti, perché giunsero lavoratori anche dal continente. Con la Grande Guerra la produzione aumento a 1.400.000 tonnellate. I primi anni del Novecento sono anche gli anni dell'organizzazione dei lavoratori, con apertura di sedi di socialisti, cattolici, anarchici. La "Lega dei minatori" e la "Federazione della gente del mare" aderivano alla Camera del lavoro di Piombino, affiliata all'USI (Unione Sindacale Italiana) che politicamente era diretta dagli anarco-sindacalisti. 

Vi furono numerose  proteste, e tra queste è significativo lo sciopero del 1911. Durò alcuni mesi, vi furono scontri violenti, ma non portò all'ottenimento di alcunché, se non condizioni più dure e rappresaglia nei confronti di chi fu attivamente impegnato nelle dimostrazioni. In seguito ci vollero alcuni anni per riorganizzare il sindacato.

Nel 1920, con l'occupazione delle fabbriche, si occuparono anche le miniere. Durò un paio di mesi ma l'esito fu positivo per i minatori. Con l'occupazione il minerale venne estratto vicino ai pontili e accumulato, ma il lavoro fu pagato dalla Direzione al termine della protesta. 

Dal 1924 si aggiudicò l’appalto la “Società concessionaria delle miniere dell’Elba”, assorbita  nel 1931 dall'ILVA, una società fondata nel 1905 che aveva col tempo  accorpato società minerarie e siderurgiche operanti in varie regioni italiane.

I 1500 occupati nelle miniere si ridurranno presto a causa della crisi. Nel 1924\25 erano inferiori in media annua a 700 unità. Il minerale, corrispondente a circa 400.000 tonnellate, andava approssimativamente per tre quarti a Piombino, il 10% a Portoferraio, 4% a Servola,  il restante a Bagnoli, o altri stabilimenti.

 

 

Del periodo fascista se ne descrivono le tappe  anche nell'articolo relativo agli altiforni di Portoferraio.

Nel periodo bellico della Seconda Guerra Mondiale le miniere elbane appartenevano alla società Ferromin (Finsider\IRI), da questa rilevate nel 1939. Nel periodo intercorso tra le due guerre si aprirono cantieri a Punta Calamita, la miniera del Ginevro e Sassi Neri. 

Col lo scoppio della guerra le attività estrattive furono ridotte, e le laverie cessarono di funzionare per mancanza di energia elettrica.

Eventi molto significativi della guerra sull'isola furono i numerosi bombardamenti, di cui quello su Portoferraio il 19 marzo 1944, e l'Operazione Brassard, con la quale l'esercito francese  sbarcava nella parte centro sud dell'isola, il 17 giugno 1944, liberandola con la conquista di Portoferraio, ma facendo registrare gravi episodi di violenze sulla popolazione.

 
Operazione Brassard: i francesi sbarcano all'Elba

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