Viaggio a Chernobyl: quattro giorni trascorsi in “The Zone of Alienation”. Parte I: “Kiev – Chernobyl” 23/05/2011

C’è una relazione casuale tra il mio recente viaggio a Chernobyl e il ritorno in voga del tema dell’energia nucleare, sia per il dibattito in corso nel nostro paese, in merito al prossimo referendum di consultazione popolare, sia per quanto accaduto in Giappone a Fukujima.

Nel mese di Gennaio 2011 ebbi l’occasione di stabilire i primi contatti che mi fecero riflettere sulla reale possibilità di intraprendere questo viaggio da molto tempo solo immaginato.

Chi è attratto dai luoghi in abbandono considera generalmente Chernobyl una sorta di punto di passaggio o di arrivo, ma la natura localistica del fenomeno chiamato esplorazione urbana nel nostro paese ha sempre fermato la discussione al punto dell’ammirazione e del sogno. I siti italiani che trattano di Chernobyl hanno più un carattere di documentazione, ricerca o solidarietà per le infauste conseguenze, in primo luogo iniziative di solidarietà con le comunità colpite.

Organizzare un viaggio di questo tipo, diverso da quelli proposti nei siti web di natura turistica, richiede tempo, i permessi da parte dell’Autorità ucraina che supervisiona la zona richiedono la definizione di date da stabilirsi con largo anticipo, inclusa la fornitura di informazioni personali e parte del pagamento. Inoltre data la specificità dei luoghi o del paese di destinazione, non vi è alcuna garanzia che ciò si possa realmente effettuare, fino al momento in cui l’azione si compie. I diversi luoghi sono visitabili in accordo alla volontà o meno di garantirne l’accesso, con diversi tempi e modalità, da parte della guardia, o più di una, che viene assegnata per affiancare gli spostamenti. Muoversi all’interno del perimetro necessita infatti di accompagnamento, incluso un guidatore anch’esso autorizzato.

Prima sosta dei giorni successivi: ospedale di Pripyat

Fatti i debiti scongiuri per l’impegno economico, voli aerei inclusi, il 21 Maggio 2011 alle ore 6:50 volavo verso Kiev, effettuando uno scalo a Vienna dato che voli diretti dall’area di Milano non ne esistono affatto.

La partenza anticipata ha permesso di estendere la visita alla capitale Kiev, che ha offerto un confronto tra due realtà estremamente distanti, non senza fantasticare su una eventuale contaminazione della città di Kiev a suo tempo, essendo a due ore di guida da Chernobyl, se nell’Aprile del 1986 il vento avesse soffiato verso sud est, invece che verso i territori a nord dell’Ucraina e a sud della Bielorussia, ancora oggi pesantemente gravati dal problema della contaminazione radioattiva.

Panorama da un palazzo di Pripyat verso est

La mattina del 23 Maggio 2011, alle ore 8:00 arrivavo al meeting point in Kiev, dove il gruppo delle altre cinque persone sarebbe partito per la volta di Chernobyl, il campo base della spedizione.

Lasciata Kiev si diradava la visione del paesaggio fortemente urbanizzato per passare attraverso villaggi, che lasciarono anch’essi il posto a strade circondate da campi e boschi, verso il primo check point, a Dytyatky, che delimita il perimetro chiuso e sorvegliato, di alcune decine di chilometri di raggio dalle centrali.

Check point

Essendo il primo check point si trattò di verificare i necessari documenti, ovvero l’autorizzazione nominativa per l’ingresso ed il controllo dei passaporti. Il perimetro è sorvegliato da militari, i quali si comportano in modo serio e formale, e limitandosi alla parte burocratica. Non ci furono infatti controlli al mezzo o alle persone.

Quando la sbarra si alzò ci fu un momento di sollievo, l’impegno anche economico per ottenere l’accesso all’area in questi termini è tale da far risultare molto demoralizzante un eventuale inaspettato rifiuto.

Check point

La strada che separa il check point dalla città di Chernobyl fu ancora una sequenza di immagini già viste. Alla vista di quei paesaggi spogli, ricoperti di sola vegetazione, provai la medesima sensazione già vissuta durante la ricerca delle basi sovietiche in abbandono nella ex DDR. A volte ai bordi strada si diramano piccole strade asfaltate, ma è il vuoto rettilineo che contraddistingue il loro proseguire in quei boschi senza fine. Chernobyl si percepì al comparire di alcune abitazioni monobolocco, di incerta abitabilità. Lasciavano intendere più attività di servizi per la zona che reali residenze. La civiltà comunque tornava a presentarsi, anche se nelle strade si aveva l’impressione che vi fossero solo operai e personale paramilitare in mimetica. E gli immancabili agenti di polizia, ai quali già da subito ci si abitua in Ucraina, essendo presenti in misura maggiore rispetto a quanto appare in un città come Milano. In pochi minuti giungemmo all’hotel.

Hotel prefabbricato per visitatori

Ancor prima di scaricare i bagagli si dovette firmare per sottoscrivere un documento rilasciato dall’Autorità della zona che esclude ogni possibilità di rivalsa verso lo stato ucraino in caso di contaminazione da radioattività. E’ necessario infatti approvare alcune clausole tra le quali l’osservanza di alcuni divieti, espressamente indicati, che riguardano il possesso di droga, armi, ma anche più specifici per la pericolosità del luogo, tra cui fumare, utilizzare abbigliamento non adatto, toccare o prelevare oggetti presenti.

Intestazione del documento cui si chiede  la firma per accettazione

L’hotel a Chernobyl è una struttura prefabbricata, una sistemazione semplice ma su cui non vi è nulla di negativo da rilevare. Camere a due letti singoli, bagno e doccia, ed un piccolo salotto. Alle finestre zanzariere proteggono dalla presenza di insetti, presenti in quantità sopportabili considerando la vegetazione presente in tutta l’area circostante.

Stanza  dell’hotel

Tutto quindi appariva come una normale città. Livelli di radioattività nella norma, ordine e pulizia. Non si può non notare che i negozi sono qui cosa rara, più simili a spacci, mentre nelle strade di giovani non se ne vedono affatto, i bambini e le ragazze ucraine, così presenti nell’immaginario maschile occidentale, qui sono del tutto estinte.

A Chernobyl l’unica tentazione rimasta, l’unico vizio, è la vodka, di cui negli spacci non si esauriscono di certo le scorte.

Dan alle prese con il grande formato in uno degli spacci di Chernobyl

Continua con: la vita all’interno della Zona di Esclusione.

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Si veda la pagina di presentazione su Derelicta.net: http://www.derelicta.net/index.php/presentazione
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