Estate 2009, tour delle cinque nazioni: 21 Agosto, altoforno e acciaieria

Il secondo giorno del tour , il 21 Agosto, scontavo le fatiche del precedente: la sveglia faceva il proprio dovere alle 6 ma, complici le gocce della prevista pioggia, mi ero rigirato nel comodo letto con coperta, lasciando lontani i ricordi del sonno tormentato della stanza milanese con 32°.

Avevo previsto un sopralluogo presso una enorme ex centrale termica, in territorio lussemburghese ma  la giornata lavorativa, la mancanza di conoscenza della lingua e del territorio, rendevano l’operazione piuttosto difficile, fu così che girandole attorno intravedevo lontani due altoforni arrugginiti.
Il richiamo della foresta gridava feroce nelle mie orecchie, dirigendo il mio “cavallo azzurro” verso quel paradiso ferroso.

Arrivato a Belval scoprivo che era un enorme cantiere, in parte con edifici già realizzati. Sarà destinato ad università, centri di ricerca, servizi, e piangeva il cuore nel vedere questi due mostri metallici in mezzo a questo deserto di distruzione.

A dire il vero il contrasto tra le nuove strutture rosse fiammanti e i due giganti spenti era persino meraviglioso. Scoprivo con piacere più tardi che dovrebbero essere lasciati in visione ai posteri, con altre strutture monumentali della vecchia zona industriale. Il terzo altoforno è stato invece smontato tempo fa, pezzo per pezzo, e rimontato in venti mesi in Cina.

Trattandosi di un cantiere non era possibile entrare ma passando la strada molto vicina, ai loro piedi quasi, feci il giro due volte cambiando obiettivi, per panoramiche e dettagli.

Si potrebbe stare ore in contemplazione di quella massa di impianti interamente coperti di ruggine.

A fianco l’attività industriale ancora esistente contribuisce a definire questo paesaggio industriale  in cui coesistono la tradizione, la transizione, e dil suo superamento.

Poco distante, tornando in territorio francese, guidavo me stesso verso una vecchia acciaieria in avanzato stato di decomposizione, ma che regala punti di straordinaria resa fotografica, e già lo sapevo.

Parcheggiata l’auto per studiare il luogo vedevo proprio di fronte ai binari da attraversare l’ennesimo buco con cui la Provvidenza grazia l’incallito esploratore.

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Il primo impatto era subito la grande vasca formatasi nel reparto di carica dei materiali poco sotto il livello del terreno, un’ po’ inquietante per i bordi stretti ai lati a la minacciosa acqua scura, sebbene profonda “solo” un paio di metri.

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La parte significativa  di questo grande sito industriale è stata interamente distrutta. Degli edifici rimasti questa sezione era destinata alla preparazione di agglomerato,  materie prime da introdurre negli altiforni.

Il luogo si sviluppa soprattutto in lunghezza, per passare all’interno l’acqua obbliga a girargli tutt’attorno.

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Scoprendo tutto quanto era possibile visitare dall’ampia area all’interno rinunciavo ad un capannone, abbastanza interessante, perchè l’unico ingresso rimasto per accedergli non è la scala con tunnel sotterraneo che immaginavo, una sorta di entrata in cantina, ma una vera e propria scala in verticale per tre metri e che si perde poi nel buio nero come la morte. Quando mi accompagnerà qualcuno sarò lieto di percorrere quei 25 metri di oscurità.

Per entrare in questo capannone c’era da strisciare nella sabbia sotto una saracinesca divelta e a dire il vero, non ne è valsa la pena.

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Anche da qui comunque nessun altro accesso, mancava infatti la parte soprastante, dall’interno impossibile trovare accessi, ma tornando verso l’auto e vagando nella parte frontale ecco di nuovo, come un miracolo mariano, la fatidica porta dimensionale nascosta dalla vegetazione.

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Al piano di sopra ogni passo andava studiato, perchè nelle due ali della struttura ci sono zone di carico con vasche di cemento enormi, profonde una decina di metri, di fatto anche al di sotto del piano di calpestio.

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L’esplorazione in solitaria regala intense emozioni, il vento anche oggi mi aveva fatto udire richiami non umani, lamiere simili al pianto di un animale, piante strofinate che suonavano come la catena di un cane da guardia.

Rifocillatomi in auto e lavata via la fatica, diressi l’automobile per un po’ di turismo verso la capitale del lussemburgo, visitata in auto, ma alla vista di palazzi, ville, turisti, banche, ville, auto, palazzi, turisti, … la noia già montava in me e mi aggiravo un po’ casualmente in quel paese che un tempo compiva miracoli, moltiplicando banconote che giungevano da ogni parte del mondo.

Con sorpresa, in una delle vallette che circondano la città  scoprivo questa casa di resistenti, che non si sono mai adeguati allo stile di vita dell’uomo medio lussemburghese. :D

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La sera fu meglio riposare, il giorno successivo le avventure solitarie avrebbero trovato compagnia.

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Si veda la pagina di presentazione su Derelicta.net: http://www.derelicta.net/index.php/presentazione
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