Un viaggio nel patrimonio minerario siciliano

Il triangolo minerario di Caltanissetta, Enna e Agrigento è la geografia dello zolfo. A quasi due anni dal primo viaggio che fu un primo approccio al patrimonio minerario siculo, nel mese di marzo 2013 si è compiuto l’approfondimento, tornando in alcuni dei luoghi già visitati per coglierne più a fondo l’importanza e scoprirne di nuovi.

Carta geologica della Sicilia @ Museo Mineralogico e Paleontologico delle Zolfare – Caltanissetta

In questo viaggio il contatto con la Sicilia si è realizzato pienamente, con la collaborazione di chi nelle miniere ci ha trascorso una parte significativa della propria vita, chi le ha esplorate, chi le ha studiate, descritte, chi agisce in prima persona con progetti di recupero, e con l’inseparabile compagna di avventure minerarie Elisabetta.

Questo articolo riassume l’intero viaggio, nelle sue tappe principali. Una futura esaustiva documentazione delle miniere di Sicilia sarà trattata nel sito web, nella sezione “Storie industriali”.

All’alba del 28 febbraio il volo Alitalia Linate – Catania ci portava nel punto d’inizio del viaggio siciliano. Da lì, con auto a noleggio salivamo verso il rifugio Sapienza, stazione d’arrivo nel versante sud dell’Etna. Erano giorni di attività vulcanica, che avevano minacciato pochi giorni prima la certezza dei voli aerei. L’apparente tranquillità del vulcano fu presto interrotta da boati e cumuli di vapore e ceneri che si innalzavano nel cielo. Eravamo i fortunati o meno testimoni di una nuova eruzione fresca di colata appena iniziata.


Eruzione in corso sull’Etna

Percorsa l’autostrada verso Caltanissetta tornammo al piccolo paese di Montedoro (CL), utile punto di partenza al centro del suddetto triangolo delle aree minerarie dell’isola.

A Montedoro regna un silenzio e un’atmosfera da vecchia Sicilia. Grazie all’intraprendenza di alcune persone sono disponibili alloggi a buon prezzo, presso le case vacanza Petix. Si trova quanto necessario per vivere la vita del piccolo paese e la sera, calato il buio, non resta che pensare al riposo. Anche qui la storia mineraria ha lasciato tracce del passato. Ma di questo ne tratterò al termine dell’articolo, con la visita al Museo della Zolfara.

Il giorno 1 marzo si entrava immediatamente in azione, in compagnia di Armando, divulgatore con passione della tradizione mineraria dell’isola, in passato occupato in una di queste realtà perdute della produzione di sali potassici.

Lungo la formazione gessoso-solfifera che unisce Caltanissetta ad Enna si attivarono alcuni cantieri di estrazione dello zolfo, piccole e grandi solfare. Il primo di questi incontrati, che ancora ben testimonia l’attività produttiva passata, è la miniera di Gessolungo. Incuria ed abbandono hanno trasformato il sito minerario in una discarica di materiali di varia natura. Gli edifici non sono del tutto compromessi, ma svuotati, salvo nella sala compressori, dove tre di questi sono resti preziosi della cessata attività. Due piccoli pozzi in muratura completano il patrimonio esistente.


Miniera di Gessolungo – pozzo e officine

Poco distante la miniera Juncio-Tumminelli condivide la condizione di abbandono con la precedente, ma le condizioni sono decisamente migliori in vista di un possibile recupero. Qualche significativo reperto giace muto nelle officine. Nei silos il minerale frantumato resta in deposito a tempo indeterminato. Ma è il castelletto il monumento che spicca nell’area, con a fianco la sala argano, non del tutto intatta ma in buona parte conservata. Ed ancora sono presenti resti di una cabina elettrica, una più recente cappella, dedicata a S. Barbara  la protettrice dei minatori, e alcuni calcheroni in rovina.


Miniera Juncio-Tumminelli – Castelletto e impianto di frantumazione (sala argano nella parte retrostante)

Una breve sosta al memoriale dei carusi. Lungo la strada che unisce le miniere è stato allestito un luogo per ricordare la tragedia di Gessolungo del 1881, ove perirono 65 minatori, 19 dei quali erano “carusi” (bambini dagli 8 ai 16 anni) impiegati in condizioni di schiavitù nelle miniere.


Memoriale dei carusi

Una terza miniera facente parte della medesima proprietà fu difficile da raggiungere. La miniera Saponaro è considerata un po’ a margine nelle cronache dello zolfo. Per questa ragione è ricordata come una delle scoperte più gradite dell’intero tour. Camini a base quadrata di antichi calcheroni si ergono sul fianco della collina da cui si può osservare l’imponente forno sperimentale chiamato Masobello, un impianto mai entrato in produzione, di cui resta ancora la massa imponente delle strutture metalliche rosso-ruggine nel verde paesaggio di fine inverno.


Miniera Saponaro – a destra il forno Masobello, al centro sullo sfondo camini dei forni

Tra Enna e Caltanissetta il bel paesaggio naturale e rurale è dominato dall’imponenza della miniera Pasquasia. L’impianto fu costruito nel 1959, attivo fino al 1992 per la lavorazione dei sali di potassio estratti dalla  miniera sottostante, per  produrre fertilizzanti (cloruro e solfato di potassio). La si può scorgere  da vari punti, ma  sempre  domina lo sguardo, imponendosi con la sua  mole nel verde paesaggio siciliano.


Miniera di Pasquasia immersa nel paesaggio siciliano

Ad incrementare la conoscenza del sito minerario ci ha pensato Armando, accompagnandoci al vicino pozzo di riflusso 4.


Pozzo di riflusso 4 della miniera Pasquasia

Una frazione minore del patrimonio minerario siciliano esistente è stata recuperata ed è oggetto di cura e attenzione. E’ il caso di Floristella, un parco geominerario istituito nel 1991 con la legge Regionale per la nascita dell’Ente Parco Minerario Floristella – Grottacalda.

La disponibilità dell’amministrazione dell’Ente Parco ha permesso un ingresso in auto, potendo percorrerne velocemente il perimetro ed apprezzare il sito da vari punti di osservazione.


Palazzo Pennisi ristrutturato e il pozzo 3

La miniera di Grottacalda è poco distante da Floristella, e parte dell’omonimo Parco, sebbene non sia stato oggetto di un simile  recupero. Tra le significative tracce presenti si trovano alcune abitazioni, un agriturismo e, più separati dal sito, gli edifici della centrale.


Centrale della miniera di Grottacalda

A Piazza Armerina (EN) la Lega degli Zolfatai ha allestito un piccolo museo dedicato alla cultura mineraria locale. Piccolo e ricco di testimonianze, è reso prezioso dalla attiva gestione del minatore che garantisce la fruibilità del sito. Si conservano oggetti di varia natura, minerali, utensili, documenti storici, altri più recenti, donazioni, ecc.


Piazza Armerina – Museo della Lega degli Zolfatai

Tornando verso Montedoro ha  meritato un ritorno con breve sosta la miniera Bosco a San Cataldo. Si estraevano sali potassici, inviati all’impianto di trattamento di Casteltermini mediante una teleferica.


Miniera Bosco di San Cataldo

Un’intera giornata  è stata dedicata per  tornare alla  miniera di  Trabonella. E’ da includere in un elenco di siti principali tra quelli attivi nel dopoguerra, e sopravvissuti ai nostri giorni. I lavori di conservazione compiuti nel luogo, tra il 2006 e 2007, non hanno avuto la necessaria continuità e il progetto si è arenato, con la conseguente lenta devastazione compiuta negli anni successivi. Italia Nostra non può garantire autonomamente la conservazione e tutela di un sito di queste  dimensioni, quindi strutture e impianti subiscono la duplice azione negativa di agenti atmosferici e visitatori senza rispetto, per non dire criminali.


Miniera Trabonella – Castelletto del Pozzo Nuovo

Un luogo ampio e significativo che si sta lentamente deteriorando e perdendo, malgrado la sua importanza storica e presenza di testimonianze. Questo è l’edificio dell’amministrazione con quanto rimane di una piccola cappella.


Miniera Trabonella – Palazzo dell’amministrazione

Da questa si può osservare la miniera di Giumentaro, posta poco sopra le rive del fiume Salso che divide le due miniere.


Miniera Giumentaro

Il giorno successivo a Trabia-Tallarita si girò in lungo e in largo, e attorno. L’incontro con il giovane Giuseppe e l’ex minatore ha permesso di approfondire la conoscenza di quelle aree minerarie, tra le più sviluppate e longeve della storia dello zolfo siciliano.


Miniera Trabia – Pozzi, forni Gill ed edifici di servizio

Giuseppe appassionato di cultura locale ha scritto un libro su Trabia e Tallarita, mentre Francesco ha lavorato in queste ed altre miniere siciliane,dal 1960. Salutati gli accompagnatori, il pomeriggio è stato speso vagando nelle aree minerarie, per fotografare da molteplici angoli gli impianti rimasti, ed il villaggio minerario.


Miniera Tallarita – impianto di lavaggio, dal carico alla flottazione

In chiusura del tour, ripreso il programma con l’accompagnatore Armando, a Cianciana (AG) si è svolto un incontro con il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, grazie al quale c’è stata una rapida ma esaustiva presentazione della vicina miniera, della concessione Falconara, presentando le ipotesi di recupero di galleria, forni Gill, e delle rovine che testimoniano l’attività produttiva.


Miniere di Cianciana – ingresso galleria


Resti forni Gill

La presenza di giornate piovose al termine del viaggio ha portato a variazioni di programma. Impedita la fotografia, si è passati a musei e relazioni sociali.

Il Museo Mineralogico, Paleologico delle Zolfare di Caltanisetta è di recente apertura. E’ da porre in relazione con il vicino istituto “S. Mottura”, che prende  il nome dalla Regia Scuola mineraria fondata dall’omonimo ingegnere nel 1862, la prima scuola che istruì una moltitudine di periti minerari, a cui seguirono negli anni successivi quelle di Agordo, Carrara e  Iglesias. E’ presente una collezione di minerali, anche di discrete dimensioni.


Modelli in scala al Museo Mineralogico e Paleontologico delle Zolfare – Caltanissetta

Sarebbe ancor più interessante se il museo si sviluppasse in una direzione che lo relazioni più direttamente alla realtà specifica della Sicilia mineraria, con più campioni minerali della regione, abbondante documentazione fotografica, ed ampliandosi anche alle realtà industriali meno considerate dello zolfo, ovvero salgemma e i sali potassici.

A casa di Michele Curcuruto, scrittore di libri sul tema dello zolfo siciliano, si è presa visione di parte del materiale d’archivio di notevole interesse, con documenti risalenti al XIX secolo.


Documenti delle miniere siciliane

Nell’ultimo giorno disponibile era prevista una visita agli impianti produttivi sotterranei di sale, nella miniera di salgemma di Italkali S.p.A. di Petralia (PA).


Miniera Italkali S.p.A (Petralia) – nastro trasportatore con salgemma verso il confezionamento

In compagnia dell’immancabile Armando, e del Direttore della miniera alla guida del fuoristrada, abbiamo compiuto un viaggio nelle viscere del monte, dove il cloruro di sodio puro al 99,9% è estratto e confezionato negli impianti installati nella miniera. La visita è stata condotta in una limitata porzione dei 60 chilometri di gallerie, ed è terminata presso gli uffici di produzione e impianti di frantumazione, vagliatura, confezionamento.

Prima della partenza da Montedoro Pietro Petix ci ha aperto le porte del Museo della Zolfara. Realizzato vicino ai resti della solfatara Nadorello, il moderno edificio ospita testimonianze, materiali, documenti.


Resti della solfatara Nadorello e il paese di Montedoro

Un museo che concentra l’attenzione sulla storia locale delle miniere. Vi fu qui l’interessante presenza di una donna inglese, moglie di un proprietario di miniere, Louise Hamilton Caico, che realizzò lavori fotografici nell’ambiente minerario.


Interni del museo della Zolfara – Montedoro

Numerose altre miniere erano in programma, ciò è sufficiente per pianificare un futuro ritorno.

Un ringraziamento speciale alle persone incontrate per la loro collaborazione e disponibilità.

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Si veda la pagina di presentazione su Derelicta.net: http://www.derelicta.net/index.php/presentazione
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