Estate 2009, tour delle cinque nazioni: 20 Agosto, prigione e miniera

Ripubblico nel blog altri articoli scritti dall’anno 2009, destinati al tempo ai forum, quando solitario partii per  il centro Europa per visitare alcuni luoghi in abbandono.

Diversamente dal precedente tour di Aprile, in compagnia di un bergamasco, questa volta Drex se ne andò  solo, al comando della cosiddetta Drexmobile, che con i suoi 220.000 chilometri fu costretta ad uno sforzo immane.
Alle ore 6:05 lasciai Milano, in ritardo sulla tabella di marcia perchè la tapparella quella mattina si era bloccata ed avevo provveduto a rimediare in qualche modo.
Dopo sei ore e mezza di viaggio, guidato dal nuovo tom tom che conteneva un’abbondanza di coordinate del continente perduto, salivo la collina, incerto del percorso fino all’ultimo, che mi avrebbe portato al primo obiettivo , un carcere, colmando una lacuna  del mio archivio informatico di luoghi in abbandono.

E’ un piccolo carcere tedesco vicino a Zweibrücken, efficace nel rappresentare gli spazi tipici del luogo. Come era da attendersi il vandalismo aveva già operato, il luogo era vuoto ma in un carcere ci si va per trovare soprattutto le celle e il filo spinato. Filo spinato in abbondanza, tant’è che l’arrivo spegneva ogni speranza d’ingresso.

Il cancello principale era chiuso, quello laterale pure, precedenti aperture nella rete saldate, e dire rete è un eufemismo, trattasi di struttura reticolare con ferro da 5 mm di diametro e alta oltre 3 metri.
Provai un sentiero che saliva lungo la recinzione, domando non sempre in modo efficace rovi e ortiche fino a quando,  vicino ad un cancello sul retro che va nel bosco, il provvidenziale buco appariva, abbastanza largo e con accesso immediato.

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In questa tipologia di luoghi non va dimenticato che la difficoltà dell’ingresso deve essere associata a quella dell’uscita, sarebbe sufficiente una porta a scatto automatico per ritrovarsi chiusi senza alcuna speranza, da  un luogo che per sua  natura stessa deve rendere  impossibili eventuali tentativi di fuga.
Le celle erano impressionanti per le loro dimensioni ridotte. Essendo il luogo immerso nel bosco, il vento accendeva di continuo falsi allarmi nel mio cervello impegnato nella ricerca di inquadrature.

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Un’ora e mezza mi aveva saziato, fuori il caldo era di quelli che ti lavano la faccia di gocce. Abbondante  la vegetazione, forse troppo viva e colorata per dare un’atmosfera più degna  alla collocazione e natura del luogo.

Ripresa la Drexmobile lasciata a pascolare più sotto, il tom tom già sapeva che la nuova destinazione era un impianto minerario in abbandono, separato dalla restante area recuperata a museo, spostandomi in territorio francese.

Arrivato nel nord della Francia, verso Forbach, terra di tradizioni minerarie e di forni colanti metallo fuso, trovavo il luogo ignorando i deliri del GPS, seguendo da lontano le due meravigliose torri di sollevamento arruginite.

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Giunto di fronte all’ingresso oltre ai segnali di  divieto  brillava giallo in bella vista quello dell’area sottoposta a videosorveglianza. In un impianto così vetusto chiaramente i segnali  erano oggetti d’antiquariato.
Girai tre volte attorno all’impianto fino a scorgere un po’ nascosto un buco nel muro vicino all’ingresso.
Parcheggiata l’auto poco più lontano entrare fu cosa rapida.

Osservavo ogni angolo incontrato ma di presenze possibili nessuna traccia. In un capannone entravo con una manovra in equilibrio precario per passare da una finestra. Dentro però era sostanzialmente vuoto.

Altre strutture sembravano più interessanti ma dopo aver scrutato a lungo mi accontentavo di pochi interni e documentando l’esterno dell’area di discrete dimensioni.

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Giunto ai piedi delle meravigliose torri di sollevamento, le più in vista e lasciate quindi per ultime, volevo concludere con uno scatto evitando il controluce, giravo l’angolo per trovarmi di fronte un’auto, e un uomo girato di spalle che parlava, forse solo al cellulare. Un tecnico che stava gestendo una stazione di controllo per il gas ricavata in una  piccola porzione dell’area.
Con un passo lungo e veloce me ne andai  dal muro del perimetro cha dava su una strada sul retro del sito, comunque un paio di metri da scavalcare. Caricato tutto sulla schiena, un balzo e fui fuori.
Ripreso il mezzo giungevo in un modesto albergo da 40€ a singola con wc e doccia in camera, in un piccolo paese della Lorena, reso un generatore di depressione dopo che  l’industria siderurgica e mineraria sono ormai scomparse.

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Si veda la pagina di presentazione su Derelicta.net: http://www.derelicta.net/index.php/presentazione
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