Ucraina 20 Agosto 2011: le miniere di Chervonograd

I trasferimenti quotidiani del viaggio hanno contribuito forse maggiormente al bagaglio di esperienze riportato in patria. Quadretti periferici ed extraurbani arricchivano l’immagine che andava delineandosi in noi dell’Ucraina.

Quello che andava in scena era un quotidiano quasi esotico, non così profondamente diverso ma non rispondente alle regole che rigidamente sono andate imponendosi nel vivere occidentale.

Il taglio delle erbacce lungo la statale, bruciate direttamente a lato della sede stradale.

Chervonograd è una città dell’Ucraina Occidentale che nella seconda metà del Novecento ha  visto lo sviluppo di una intensa attività mineraria. Già giunti nei pressi del luogo ai lati delle strade in lontananza  spuntavano le sommità delle torri di estrazione del carbone.
L’incontro con i nuovi accompagnatori permise di osservare la vita del mercato cittadino, composto di una realtà popolare per noi inusuale, con lunghe file di venditori autonomi e improvvisati.
L’attesa di Vitalj prima e di Jura poi non fu lunga. Arrivò anche la madre di quest’ultimo, che in un italiano abbastanza corretto introdusse sé stessa e suo figlio in modo amichevole. Storie di emigrazione fortunate.
L’alloggio proposto dove portammo i bagagli era un motel di deserta periferia, dal costo estremamente contenuto, meno di 6€ a testa per una sistemazione di normale livello.

Carichi di speranze per la vista dei pozzi minerari lungo il percorso ci recammo alla miniera diVizeyska. L’attività risultava cessata da poco, l’ingresso senza ostacoli stupiva, ma il silenzio fu presto rotto dalla guardia, la quale, dopo una necessaria introduzione, acconsentiva ad una visita ma, riprendendo un copione ormai conosciuto a memoria, vietava l’impiego di fotocamere. Le giustificazioni sono pure comprensibili. L’Ucraina è un paese che vive ai margini dell’Europa Occidentale, probabilmente lontana dall’entrata nell’UE ma presente nel Consiglio d’Europa. La situazione ambientale e lavorativa fa si che ciò che è più temuto siano riprese che possano essere utilizzate contro gli interessi delle aziende.

La visita dell’area permetteva di essere posti a contatto diretto con l’attività produttiva locale, nulla di paragonabile al cuore minerario ucraino nella regione del Donbas. Era  un piccolo impianto dall’incerto destino, come quello di coloro che hanno scavato nelle sottostanti viscere.

Al termine il giovane Jura, un ingegnere che lavora in una delle miniere del luogo di nome Lesnaya, comprende immediatamente le nostre necessità. Con una telefonata ottenne il permesso di visitare la miniera, accompagnato dal tanto atteso consenso a scattare alcune fotografie.
Fu la prima volta che ci capitò di visitare una miniera attiva, non un rudere, non un museo, un luogo dove gli operai sporchi di carbone uscivano dal pozzo, dove le operaie operavano nelle stanze di controllo.

Stazione di carico vagoni.

Sebbene fu consigliato di nascondere le fotocamere in alcune situazioni per evitare ulteriori questioni, trovammo il personale della miniera molto disponibile, anche per recitare la parte del protagonista nello scatto. Derelicta.net possiede diverse sezioni, lascerei quindi le fotografie di dettaglio in una futura descrizione in altre sezioni del sito.

Pur mantenendo i tempi troppo stretti per le nostre necessità documentaristiche fummo soddisfatti.
La vacanza riprese tono. Fu come se l’atmosfera attorno si rischiarasse. Godendo di un’aria fresca che era solo un sogno nei precedenti giorni, ci dirigemmo verso la miniera Bendyuzka ormai in abbandono. All’arrivo un forte rumore richiamò alla mente gli onnipresenti ladri di metallo, individui che in Ucraina vivono in simbiosi con aree dismesse e in dismissione. Si rivelarono ex dipendenti. Un ex responsabile si dimostrò molto loquace, fu ben disponibile a lasciarci passeggiare attorno al sito e ai due pozzi.

La parte retrostante del deposito scorie, desolata quanto basta a tingersi di pura atmosfera di abbandono di cui siamo andati in cerca da giorni, era un comodo punto di vista per la migliore prospettiva dei resti di paesaggio industriale.

Una delle motivazioni che mi spingono alla continuazione dello studio del russo è la consapevolezza di aver mancato numerose occasioni di arricchimento della conoscenza dei luoghi e delle persone, per l’incapacità di interazione diretta con i numerosi personaggi interessanti incrociati lungo il nostro percorso.

Il ritorno al motel fu per la prima volta colmo di soddisfazione. La cena  non fu delle  migliori ma gli snack ucraini comunque graditi.

La serata potè continuare in un party a fianco dell’hotel che si concluse per me all’una e mezza. Con la confusione generata dalle pur poche birre e vodka, mi recavo in quella stanza dove il giovane compagno di viaggio dormiva già da alcune ore. Il giorno seguente, l’ultimo, l’avventura fotografica  andò avanti, non senza quelle sorprese e contrattempi, persino spiazzanti, che  solo l’Ucraina  ci aveva spesso dimostrato.

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Si veda la pagina di presentazione su Derelicta.net: http://www.derelicta.net/index.php/presentazione
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